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11/02/2020

Terra Incognita, la Riscoperta di un Popolo senza Nome

L’autore, che è stato Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell'Università degli studi della Basilicata, a Matera, ha diretto personalmente il progetto di archeologia globale sull’insediamento di Torre di Satriano, le cui acquisizioni sono al centro del volume.

Un’indagine sulla cultura popolare 

Gli scavi archeologici del sito medievale di Satrianum hanno preso avvio negli anni Sessanta a cura dell'equipe della Brown University di Providence, diretta da Robert Ross Holloway, cui si deve la prima pubblicazione su Satriano, risalente al 1970.

Tra il 1987 e il 1988, gli archeologi statunitensi hanno riscontrato la presenza di un luogo di culto, databile tra il IV e la fine del III secolo a.C., motivo per cui le indagini si sono andate intensificandosi sino alla costituzione di uno specifico progetto di ricerca archeologica durato circa 15 anni.

Sono stati riportati alla luce - tra il 2000 ed il 2014 - una cattedrale di età normanna e le strutture relative ad un episcopio, tra cui una torre campanaria ed una sala probabilmente adibita a refettorio, oggi aperte al pubblico e visitabili. 

Lo scavo delle aree sepolcrali, insieme allo studio dei reperti ceramici e delle tecniche edilizie, in particolare, sta oggi consentendo di ricostruire per la prima volta la vicenda storica di Satrianum e dei vari insediamenti che si sono avvicendati nell’area nel corso dei secoli. 

Si tratta in particolare di resuscitare una storia, quella degli insediamenti rurali della Lucania del primo millennio a.C., che lascerebbe cadere l’immagine di quel profondo sud lontano dalla grazia di Dio e degli uomini descritto da Levi in Cristo si è fermato ad Eboli (1945). 

Nonostante un certo senso comune trovi il proprio apice nell’esternazione di Pier Paolo Pasolini, che ebbe a definire la Basilicata una “Cenerentola del Meridione popolare”, la Lucania parrebbe non essere sempre stata una landa desolata lontana dal mondo degli uomini e dalle grandi vicende storiche.

Piuttosto, quanto rinvenuto durante gli scavi che si sono concentrati nel nord della regione lascerebbe intendere che la popolazione lucana, almeno nel IV e nel III secolo a.C., godesse di una certa vivacità culturale.

La Lucania e il popolo senza nome resuscitato dall’archeologia classica

Il popolo senza nome potrebbe non essere stato troppo simile all’immagine della Lucania rurale costruita dalla letteratura del Novecento e dalla documentazione etnografica di Ernesto De Martino, che scelse proprio la Basilicata per sperimentare il suo metodo di indagine definito poi etnocentrismo critico. 

Il pianto rituale, i riti magici con cui si era soliti guarire i malati, i filtri d’amore, le persone “nate prima di Cristo” con il potere di eliminare il malocchio, le formule magiche capaci di curare i dolori sono parte della cultura popolare lucana sino agli anni Cinquanta cui risalgono le ricerche di De Martino. 

Le spedizioni lucane di De Martino (1952-1958), di importanza storica anche per quanto riguarda la diffusione dello strumento documentaristico, parlano di un Sud profondo ed isolato, permeato da un pensiero magico e religioso che coinvolge ogni campo dell’esistenza. 

L’archeologia classica può forse contribuire alla ricerca sulle radici del popolo di Lucania, ed insieme a ricostruire la storia di un popolo dalla cultura antica quanto profonda. Il progetto torre di Satriano è nelle parole dell’autore un caso modello di ricerca archeologica, in quanto in grado di portare alla luce non soltanto degli spot di dati, ma anche tracce concrete delle dinamiche e dei fenomeni sociali della storia antica locale.

Terra Incognita è una ricostruzione degli studi che hanno attraversato l’area del nord della Basilicata a partire dagli anni Sessanta, ma intende anche sistematizzare le acquisizioni di suddette ricerche in un ritratto capace di rendere conto delle dinamiche rituali e delle manifestazioni di potere in tutta l’area oggetto di studio.

Lo sviluppo diacronico degli insediamenti, e con ciò di quel popolo senza nome che abitava i territori lucani secoli prima delle spedizioni etnografiche di De Martino, è stato infatti ricostruito soltanto grazie agli studi più recenti. 

Le ultime ricerche hanno permesso di ricostruire la storia degli insediamenti a partire dall’età del bronzo, facendo luce in particolare sulla fase più antica della civilizzazione, tra l’VIII ed il V sec. a.C., e sull’epoca romana, dal IV al II sec. a. C..

Nonostante gli scavi siano sempre stati accompagnati da report, conferenze e pubblicazioni, mancava un testo che mettesse in luce le conclusioni più profonde di quel ricco dossier di dati che è risultato da anni di ricerche ed indagini sul campo.

Si tratta di una sistematizzazione che porta alla luce una sintesi inedita, capace di estendere il portato delle scoperte del progetto Satriano a tutto il circondario, rivelandosi così come una nuova fase della ricerca sul popolo senza nome le cui vicende possono parlare di buona parte del sud rurale. 

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